Sebbene ferita e provata dal primo conflitto mondiale appena conclusosi e seppure travagliata da una profonda crisi delle strutture politiche, economiche e sociali, l’Europa ritrovò in se stessa, già nell’immediato dopoguerra, le energie necessarie per tentare nuove esperienze culturali e proporre più attuali modelli di vita. Una delle prime iniziative di questo tipo, destinata ad avere grande peso negli anni a venire sino all’epoca contemporanea, fu la costituzione in Germania della Bahuaus: una scuola di nuova concezione creata dal giovane architetto Walter Gropius con l’appoggio del Granduca di Sassonia Weimar, che operò dal 1918 al 1933, anno in cui il nazzismo ne decretò la chiusura.
Lo scopo della scuola, in cui l’insegnamento era basato sulla collaborazione tra allievi e docenti e sul lavoro di gruppo, era quello di trasferire la creatività dell’artista e l’abilità dell’artigiano nel mondo della “produzione”: per la prima volta assumeva importanza determinante “il design” nella realizzazione di ogni oggetto che doveva essere razionalmente pensato oltre che ben disegnato. L’insegnamento impartito agli allievi della Bauhaus, durante diversi anni di corso, consisteva in una solida preparazione tecnica, nello studio dei materiali, nella conoscenza profonda della forma e del colore.
Da questa innovativa esperienza degli anni venti, tendente ad unire bellezza e funzionalità, è stata in qualche modo influenzata la produzione successiva nei vari settori dell’arte applicata, dall’architettura all’oggettistica, dagli elementi di arredamento ai prodotti industriali di serie. La tendenza al funzionale, all’essenziale, al sempice ed al moderno che caratterizzò gli anni venti venne denominata “razionalismo” o “funzionalismo”.